Memorie del nostro percorso in India

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Tutto cambia, l’India sta cambiando e anche il progetto di Vivere con Lentezza nelle baraccopoli di Jaipur, la capitale del Rajasthan, sta cambiando, evolvendosi e crescendo.

Il filo del tempo (sono passati ormai quindici anni) ci porta in un villaggio non lontano da Delhi dove Renato e Muna si erano recati per dare una mano a migliorare le condizioni scolastiche di quel luogo: Renato, che si era preso un periodo sabbatico dal negozietto di Pavia, insegnava a lavorare il legno ai ragazzi e Muna, con una borsa di studio universitaria, collaborava con le maestre cercando di suggerire attività creative in modo da coinvolgere il maggior numero di studenti.

Di lì non ci volle molto per arrivare a Jaipur, non avevamo scelto l’India, piuttosto l’India aveva scelto noi, dapprima tante “scuoline sotto l’albero” (fino a diciassette) in collaborazione con un’organizzazione indiana e poi una scuola nello slum di Vidhydhar Nagar a Jaipur. Con il tempo avevamo però capito che, per essere più efficaci e utili e soprattutto per non disperdere le non ingenti risorse a nostra disposizione, avremmo dovuto portare avanti direttamente i progetti, senza l’intermediazione di agenzie o associazioni locali. Tutto ciò non significa non collaborare con il territorio, bensì agire in modo da evitare che i fondi vengano utilizzati in operazioni che seguono solo le mode o si incanalino nei mille rivoli degli interessi personali, ma ascoltando e comprendendo quelli che sono i bisogni reali.

L’India cambia e una scuola fino alla dodicesima classe all’interno di una bidonville è sempre meno necessaria e forse anche meno utile. Il sistema scolastico indiano, tra scuole governative e private è abbastanza capillare e in molti casi efficiente, inoltre uscire dalla bidonville, consente di conoscere altri mondi vicini, confrontarsi con altri bambini, superando tanti pregiudizi e timori, anche reciproci. E’ un’opportunità di crescita non secondaria. Così pian piano abbiamo cominciato a sostenere gli studi di bambine e bambini di famiglie poverissime in queste scuole.

Oggi sono più di trenta gli studenti che accompagniamo negli studi, dall’asilo all’università, in maggioranza femmine, che in questo paese hanno maggiori difficoltà a mettere a frutto i loro talenti. Così se Vidhya dopo aver completato con successo gli studi al Frankfinn Institute, lavora in un albergo a cinque stelle e porta a casa un salario in grado di mantenere la famiglia, Pooja e Kushboo lavorano da Bobby, gioielliere nostro amico e la sera studiano on line (abbiamo fornito loro due vecchi ma funzionanti laptop), Kiran è al secondo anno di università per diventare fashion designer, Rizawana, lavora e frequenta un MBA universitario e Usha dopo aver capito che in India diventare giocatrice di football professionista è solo una chimera (ma non solo in India a quanto pare) sta proseguendo gli studi superiori, come Chandan che frequenta la dodicesima nell’intento di entrare nelle forze dell’ordine (percorso molto arduo) e Vikas dopo essersi fatto sostenere nell’anno di preparazione a ingegneria, prosegue brillantemente la carriera universitaria a suon di borse di studio. Per i piccolini e le piccoline si tratta di andare all’asilo o alle primarie, le famiglie cominciano a comprendere l’importanza di conoscere meglio l’inglese, ma altrettanto importanti sono la conoscenza delle scienze e della matematica. Vincendo tante paure come quelle per un bambino che avendo grossi problemi di apprendimento era stato tenuto relegato al chiuso dalla famiglia e che ora ha 8 anni sta cominciando un percorso scolastico. Con gli anni si è formato un piccolo staff che sotto forma di volontariato sopperisce alla nostra assenza pagando le rette, i libri e sostenendo le piccole spese, in questo ci aiutano Shekar, un giovane imprenditore che è subentrato a Rahul (attualmente in Svezia per un dottorato in Fisica) e Parwal, che ci segnala anche i casi di lavoratrici a cui fornire una macchina da cucire o lavoratori per una bicicletta che riduca le ingenti spese di trasporto. A loro si deve aggiungere un piccolo ma attivo gruppo di persone che frequentano Jaipur per lavoro e che ci sostengono con raccolte di fondi o di indumenti. Non diamo soldi forniamo strumenti. Non mancano gli interventi d’emergenza, come il trovare una casa in affitto per Kushboo quando è stata espulsa dalla famiglia per aver rifiutato un matrimonio combinato o la riparazione dell’abitazione di Pooja in cui dal tetto in lamiera entrano i serpenti (velenosi).

Siamo così arrivati a circa 60 persone che in vario modo stanno trovando la loro strada, è un lavoro di lungo periodo che richiede flessibilità e senso pratico, ma che in molti casi consente alle persone di sperare in un futuro migliore.

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